Questo diario blog (con WordPress) e anche un micro servizio cloud personale (con Nextcloud) sono ospitati da un piccolo NAS Synology, modello di 5 anni fa.

La cosa importante non è la soluzione tecnica oggi, poichè tante sono a portata di mano, ma il fatto di riportarsi in casa il controllo sui propri dati. Di non dipendere da servizi cloud esterni per memorizzare, ma soprattutto per accedere a tutte le nostre “impronte digitali”.

Io questa la chiamo Informatica conviviale, ed è qualcosa di più del mettersi un server a casa (cosa che già facevo vent’anni fa). Significa potersi slegare in modo significativo dalla profilazione che subiamo ogni volta che usiamo dei servizi in cloud, soprattutto quelli gratuiti, senza rinunciare ai benefici che il mondo in digitale ci può dare (a partire dalle foto che facciamo e condividiamo).

Le soluzioni ci sono, ma perchè diventino conviviali nel senso che dava Ivan Illich alla parola, bisogna che siano alla portata di più persone. Cioè devono diventare più semplici da agire. Magari non per tutti, ma per tanti, come fosse guidare un’automobile: bisogna studiare e praticare, ma non ci vogliono particolari conoscenze pregresse. Non è ancora così, ma forse non manca molto (il lavoro di ricerca di Ippolita su questi temi è fondante e approfondito – per una corretta autopoiesi)

Insomma, nel frattempo sono contento dell’assetto a cui sono approdato dopo aver sperimentato diverse combinazioni (tra cui una con un Raspberry Pi, ma ottenevo prestazioni più basse sebbene avesse il doppio della RAM), poichè questa è la configurazione che:

  • minimizza il consumo di corrente: solo 18 W
  • ha una ridondanza dello storage (NAS in RAID1)
  • ha un sistema altamente ottimizzato, gira tutto in 512MB di RAM, con un processore ARM dual core a 64 bit a 1,3GHz