Voglio dichiarare subito (auto spoiler!) l’unico autentico godimento della giornata smart: potersi mangiare un’insalata di cipolle e senza subire il distanziamento sociale…

insalata di cipolle di tropea
fagioli, cipolla rossa, peperoncino, coriandolo

Prima del virus, i giorni di smartworking erano una boccata d’ossigeno poichè mi risparmiavano letteralmente un’ora e mezza di attraversamento dello smog milanese. E risparmiavano corse mozzafiato nelle giornate più piene di impegni familiari.

Ora usciranno tonnellate di ricerche sociologiche e psicologiche sui danni dello smartworking forzato per lunghi periodi ecc..

Dipende.

Come sempre, non è un problema di tecnologia, il problema è che si perpetuano i rapporti di potere preesistenti. Le donne in smartworking forzato sono costrette a fare le casalinghe più degli uomini: questo articolo (di un periodico del WashingtonPost) mostra come le ricercatrici stiano rallentando la produzione di articoli scientifici, mentre i colleghi uomini pubblicano di più, nel privilego di un ambiente domestico privo delle interruzioni dell’ufficio e con tanto tempo in più a disposizione. Allucinante ingiustizia, faccio notare che avviene marcatamente tra gli “intellettuali” occidentali.

Comunque.

Qualcuno sarà contento di non vedere il capo tiranno o i colleghi in perenne competizione o anche solo di essere sollevato da ore di viaggio quotidiano.
Per noi dei sistemi informativi, le riunioni si sono quadruplicate poichè qualunque piccolo consulto o il classico progetto discusso alla macchina del caffè si tramutano in altrettante (video)chiamate che riempiono ogni minuto rimasto vuoto sull’agenda della giornata.

Ma questo non è niente, new normal, semplicemente cambiano i pro e i contro e tanto chi lavora nell’IT e nella consulenza ci è abituato…
Per me, invece, i veri tragici problemi sono due:

primo, l’allegro incubo di dover intrattenere i bambini quando sono da solo a casa, ovvero mentre la Pesadilla è in turno al Niguarda.
Vuoto per pieno, mezza giornata, tutti i giorni. Sono sicuro di aver raggiunto la preparazione mentale di un funambolo. Un esercizio di concentrazione mai fatto prima di cui vado amaramente fiero: mentre un orecchio presta attenzione ai rumori molesti dall’altra stanza e dalla bocca esce la sgridata di rito (il “raus”), occhi sul monitor e mani sulla tastiera rispondono a una email o completano parti di un progetto.
Il pranzo è un passaggio da giro della morte: sugo che brucia, caffè che ribolle, pasta che scuoce, coltello per tagliare le verdure che si abbatte pericolosamente vicino alle dita stile fendente da samurai, mentre l’orecchio e la testa seguono la call del mezzogiorno, col microfono silenziato per non imbarazzare i colleghi con le imprecazioni…
Sarei troppo curioso di sapere i fuori onda degli altri!!
Ma dev’essere ormai una condizione sociale collettiva, ne ha parlato anche LeMonde.fr:

Un cane che abbaia, un bambino che interrompe la conversazione: il telelavoro fa guadagnare in benevolenza

Un chien qui aboie, un enfant qui interrompt la conversation : le télétravail fait gagner en bienveillance

postazione lavoro da casa
sedia e tavolo ergonomico

Secondo, ho passato ore e ore notturne su quella sedia e su quel tavolaccio autoprodotto, sostenuto dai cavalletti del brico. Ore a scrivere, leggere, studiare, sperimentare del software, montare video… sempre un piacere!

Ma non ero preparato a passarci la giornata diurna: monitor in controluce davanti alla finestra, mal di schiena ormai cronico (mai avuto prima). Alla fine della giornata di lavoro mi sento anchilosato come Fantozzi di rientro da Pinerolo dopo l’allenamento per la Coppa Cobram 🙂 !!

Tant’è che ora attendo trepidante la consegna di questo unico grande oggetto del desiderio: